Capodarte 2026. Tra Carroarmati giocattolo, ballerine di cristallo e colori. La storia di un conflitto… dalla guerra al “gioco”.

Il 1° gennaio 2026 parteciperò a Capodarte Roma, all’interno dell’evento I colori della Costituzione, con una performance pubblica e partecipativa che ruota attorno a un tema tanto inevitabile quanto scomodo: il conflitto.

Parlare di pace, oggi, rischia spesso di ridursi a uno slogan.
Io ho scelto un’altra strada: non eliminare il conflitto, ma trasporlo.

Il conflitto come parte della vita

La guerra, il conflitto, la competizione non sono anomalie della vita: ne fanno parte.
Ogni sistema vivo nasce dalla differenza, dalla tensione, dall’attrito.
Il problema non è la presenza del conflitto, ma la forma che assume.

Quando il conflitto resta confinato sul piano della forza bruta, produce distruzione.
Quando invece viene portato su un piano simbolico — quello del linguaggio, del gioco, della relazione — può trasformarsi in qualcosa di radicalmente diverso.

L’essere umano possiede questa capacità: astrarre.
Trasformare lo scontro fisico in gioco, rito, competizione regolata.
In altre parole: rendere il conflitto abitabile.

La performance: una guerra giocata

Durante la performance, una grande tela bianca viene stesa a terra.
Su di essa il pubblico è invitato a partecipare ad un duello.

Due robot disegnano sulla tela. A guidare/duellare, due artisti: lo scrivente e Francesco Straface.
L’obiettivo è semplice: occupare più spazio possibile con il proprio colore.

Ma c’è una regola fondamentale:

non rompere nulla.

Sulla tela sono presenti dieci oggetti stampati in 3D in resina:
lumache, ballerine stilizzate, calici sottili, archi.
Non rappresentano persone, né vittime.
Sono presenze fragili che costringono a rallentare, deviare, dosare il gesto.

Il conflitto resta.
La competizione resta.
Ma la vittoria non è più una questione di velocità o forza:
diventa qualità del movimento.

Vincere senza distruggere

Chi gioca si accorge subito di una cosa molto semplice:
correre è facile, “vincere senza rompere il mondo” è difficile.

Il gioco obbliga a cambiare ritmo.
A leggere lo spazio.
A prendersi cura di ciò che si attraversa.

Il duello non misura chi è più aggressivo, ma chi riesce a trasformare l’aggressività in attenzione, la spinta in traiettoria, la competizione in relazione.

Come in una danza interagente, il movimento deve adattarsi continuamente al contesto.
La bellezza, qui, non è decorazione: è una struttura invisibile che tiene insieme le parti.

Arte, gioco, responsabilità

Per me l’arte non è “di parte” nel senso ideologico del termine.
Non perché sia neutra, ma perché lavora a un livello diverso:
quello delle relazioni.

Esistono dispositivi culturali — il gioco, il rito, l’umorismo, l’arte — che permettono al conflitto di esistere senza degenerare.
Che non cancellano la tensione, ma la raffinano.

In questo senso, la pace non è l’assenza di conflitto.
È la capacità di affrontarlo secondo i ritmi che la vita richiede, e non secondo l’automatismo cieco della distruzione.

Capodarte Roma e la Costituzione

Inserire questa performance all’interno di Capodarte Roma e del progetto I colori della Costituzione ha per me un valore preciso.

L’articolo 11 della Costituzione italiana non parla solo di ripudio della guerra,
ma di una responsabilità collettiva nel modo in cui scegliamo di stare nel mondo.

Questa performance non illustra un principio: lo fa vivere.
Non chiede di essere capita, ma sperimentata.


Informazioni

Capodarte – I colori della Costituzione

Progetto promosso da Kairos Solutions, a cura di Gerardo Lo Russo (Accademia Dei Romani)

Le performance/murales saranno a cura di:

  • Manuel Grillo e Francesco Straface
  • Janine Claudia Nizza
  • Cristiano Quagliozzi 

📍 Largo Ravizza, Monteverde – Roma
🕒 1 gennaio 2026 | dalle 15:30 alle 19:30
🎟 Ingresso libero

Se passate, non limitatevi a guardare.
Mettetevi in gioco. 

Nel prossimo post, vi racconterò di come è andata! 😉

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